Giovani Fannulloni… some thoughts…

Ho iniziato a lavorare nel 2018, subito dopo aver preso la laurea magistrale in Psicologia.

Faccio una premessa: mi ritengo una persona privilegiata perché non ho mai avuto bisogno di lavorare durante il mio percorso di studi e perché entrambi i miei genitori lavorano, mio padre è un imprenditore e mia madre è una dipendente pubblica. Questo mi ha permesso di finanziarmi gli studi e di vivere l’università (Erasmus compreso) con una certa tranquillità economica.

Il mio primo lavoro: marketing territoriale per una nota compagnia di food delivery, in altre parole volantinaggio, 10€/lordi all’ora, comunque meglio di chi faceva lo stesso lavoro per avere l’ingresso gratis in discoteca.

Il mese dopo la laurea ho iniziato il tirocinio professionalizzante presso un laboratorio dell’università, 25h/settimana gratis, grazie all’Ordine degli Psicologi che sponsorizza questa pratica dei tirocini post-laurea a 0€, e quindi ancora dipendente economicamente dai miei genitori.

A gennaio 2019 ho iniziato anche il Servizio Civile, 35h/settimana a 430€ al mese, e nel mentre continuavo il tirocinio professionalizzante. Da gennaio a luglio ho lavorato 60h/settimana guadagnando il minimo sindacale per poter contribuire un minimo alle mie spese, i miei mi pagavano l’affitto ma almeno non dovevo più chiedere i soldi per farmi la spesa.

Mentre lavoravo 60h/settimana ho anche studiato per la selezione dei Navigator, che ho passato a giugno 2019. Ad agosto 2019 mi sono trasferito da Pescara a Verona per lavorare presso il CPI locale, assistendo i beneficiari di RDC (sì, conosco bene anche il sistema del RDC ma magari approfondiamo prossimamente).

Da Navigator la mia condizione economica è migliorata, senza orari di lavoro fissi guadagnavo 2700€ lordi al mese. Questo mi ha consentito di mettere da parte una cifra di soldi considerevole che ho investito per lo più in formazione, mi sono pagato un master in gestione delle risorse umane e un master in gestione di fondi e progetti europei (5500€ in tutto).

Nel frattempo era iniziata la pandemia, ho deciso che il lavoro che stavo facendo non mi piaceva e che dovevo iniziare a guardarmi intorno ho fatto vari colloqui, anche andati bene, per posizioni da stagista (800/600€ al mese) o come consulente a partita iva. Alla fine, sono stato selezionato per un tirocinio Blue Book in Commissione Europea (720 posti per quasi diecimila candidati) per la sessione di marzo 2021.

Ho lasciato il lavoro da Navigator, operazione che mi è costata due stipendi visto che non avevo abbastanza giorni per dare il preavviso richiesto da contratto, e in 20 giorni mi sono trasferito da Verona a Bruxelles. In Commissione Europea, anche se sei uno stagista, ti vengono affidate responsabilità, è un ambiente motivante ma anche molto competitivo per cui non puoi stare a guardarti intorno. Condizioni di lavoro: full-time, 1200€ al mese (il minimo sindacale per vivere in Belgio) e pc aziendale. Nel mentre, visto che il lavoro mi piaceva, ho studiato per il concorso interno aperto ai tirocinanti, il Junior Professional Programme, che mi avrebbe dato la possibilità di rimanere 2 anni in Commissione Europea. Pur essendo arrivato all’ultimo stadio della selezione, non sono rientrato tra i 25 selezionati.

Non avendo in piano B per rimanere a Bruxelles, nonostante stessi mandando dei CV in giro, a fine luglio 2021 ho deciso di optare per il piano C: tornare in Italia per completare il master in gestione di fondi e progetti europei e fare il tirocinio curricolare dello stesso. Ho preso 20 giorni di vacanza tra un tirocinio e l’altro, ad agosto 2021, l’unico periodo in cui non ho lavorato dalla fine della laurea ad oggi.

A fine agosto 2021 mi sono trasferito da Bruxelles a Bologna per iniziare un tirocinio di 3 mesi in una società di consulenza, con orario full-time per 800€ al mese. Piccola nota a margine: la società in questione tratta i tirocinanti in modo egregio: mi ha pagato pur essendo un tirocinio curricolare (per cui non era prevista compensazione), mi ha fornito il pc aziendale e un kit di benvenuto. Alla fine dei tre mesi mi ha anche proposto il rinnovo che però non ho valutato, avendo vinto nel frattempo un concorso di dottorato all’Università di Siena per una borsa PON a tema vincolato legata alla sostenibilità ambientale.

A dicembre 2021 ho iniziato il dottorato e, a gennaio 2022, mi sono trasferito ad Arezzo dove vivo – da solo – in un appartamento di 60mq (in affitto). Ho una borsa di studio di 1100€ al mese e la sicurezza di un “contratto” di 3 anni. Inutile dire che la borsa di studio non è sufficiente per coprire le spese e vivere con un minimo di tranquillità economica, soprattutto visti i rincari delle bollette degli ultimi mesi e che quindi sono tornato a dipendere in parte dai miei genitori che per fortuna hanno la possibilità di aiutarmi. Questa cosa che mi causa un certo disagio proprio perché ho sempre cercato di arrivare all’indipendenza economica e, in questo periodo, mi sveglio la mattina pensando di aver fatto tre passi indietro.

In tutto questo periodo non ho solo lavorato, da aprile 2020 a marzo 2022, sono stato presidente nazionale di Erasmus Student Network Italia, associazione con 54 sedi locali e oltre 2000 volontari. Pur essendo una posizione da volontario, fare il presidente aveva tra mansioni gestire un gruppo di altre 6 persone nel Consiglio Direttivo, svariate decine volontari a supporto dello stesso e 3 tra dipendenti e tirocinanti nel segretariato dell’associazione. Ore di volontariato (in media 4 al giorno) aggiunte alle ore di lavoro e sottratte al tempo libero e ai fine settimana.

Quando sento parlare imprenditori che dicono che i giovani non hanno voglia di fare nulla mi sento in imbarazzo per loro, perché è evidente che non hanno idea di cosa significhi essere giovane oggi. Ho sempre cercato un lavoro che mi piacesse, che mi desse stimoli e chi mi portasse a sacrificarmi per lo stesso ed è evidente che economicamente non mi è mai convenuto. È evidente che non si può pensare di programmare un futuro se a 5 giorni dalla ricezione dello stipendio devi già chiederti come arrivare a fine mese, anche con una borsa di studio da 1100€ al mese anche con un contratto di 3 anni.

Io sono un privilegiato, so di esserlo, perché posso contare sul supporto – economico e non – della mia famiglia ed ho avuto la possibilità di fare un percorso di studi e di vita che mi ha dato le competenze necessarie per riuscire a trovare opportunità e/o crearmele, senza troppe difficoltà. Conosco persone che partono da una situazione molto più svantaggiata della mia. Onestamente sentire parlare di RDC e NASPI come male assoluto, di dubbi sull’utilità del salario minimo mi crea disagio, perché l’unica cosa che dovrebbe cambiare è la mentalità dei politici e di certi imprenditori italiani (tra questi, in primis, lo Stato Italiano) che dovrebbero togliersi un attimo il prosciutto dagli occhi e capire che il paese reale ne ha abbastanza di discorsi elitari di gente che ha accumulato la propria ricchezza a discapito delle generazioni future (non solo economicamente) e non sa cosa significhi andare in giro con 3€ sul conto in banca.

Perché lo fai? La mia storia in ESN (2)

Parte 2 – L’università e le domanda per l’Erasmus

Se vi siete persi la puntata precedente, potete trovarla qui.

Finito il liceo scientifico, non avevo un’idea precisa di cosa volessi fare “da grande”. Anzi, la fine travagliata degli studi mi aveva regalato un numero ancora maggiore di dubbi su quale fosse la mia vocazione professionale.

Le mie uniche certezze erano il mio odio per la matematica e per la fisica, la consapevolezza che l’unico modo per continuare a studiare fosse approcciarmi a qualcosa di totalmente nuovo e, infine, la certezza di voler fare l’Erasmus.

Così ho scelto di iscrivermi a psicologia. Tra l’altro per alcune mie amiche ero molto bravo ad ascoltare e a dare consigli, poi Freud mi aveva appassionato abbastanza durante le lezioni di filosofia.

Così mi sono trasferito a Chieti per iniziare gli studi. Non ho aspettato nemmeno un anno e, tempo di fare il primo esame, ho fatto domanda per l’Erasmus.

Qui è necessaria una premessa, il programma Erasmus di oggi è molto diverso dal programma di 35 anni fa, ma anche dal programma di 8 anni fa. Sono cambiate talmente tante cose che davvero mi sembra passato un secolo.

Per esempio, oggi nessuno deve consegnare la domanda cartacea in segreteria (per fortuna!). Nel gennaio 2013 le cose funzionavano così ed eccomi in segreteria studenti a fare la fila per consegnare la documentazione.

Ricordo che la speranza era alta ma le aspettative basse, anche perché avevo parlato con alcuni altri studenti in fila e, secondo loro, da studente al primo anno, con soli 10 CFU sul libretto, avrei avuto sicuramente meno chances rispetto a chi era più avanti rispetto a me.

Provare comunque non costava nulla, dopo un’ora di fila soprattutto. Così consegnai la domanda, sperando che le mie 10 righe di motivazione bastassero per essere selezionato.

Le tre preferenze rispetto alla meta le avevo selezionate a colpo sicuro: Olanda, Finlandia e Polonia.

Le avevo scelte per tre motivi. Volevo andare in un posto che fosse abbastanza lontano da casa e con una cultura di cui non sapevo nulla, erano le mete in cui avrei potuto svolgere un periodo all’estero più lungo, la lingua di studio era l’inglese.

Consegnata la documentazione in segreteria non rimaneva che attendere …mesi!

Chieti, Dicembre 2012 – Memorie del primo anno di università

Perché lo fai? La mia storia in ESN

Parte 1 – Introduzione

Una settimana fa sono tornato dalla Repubblica Ceca, dove ho partecipato all’Eduk8 Forward, uno degli eventi di Erasmus Student Network (ESN) più lunghi a cui abbia partecipato: dura 8 giorni ed è l’ultima parte del percorso di formazione per diventare trainer all’interno dell’associazione. Il Forward è un evento che mette al centro la crescita e lo sviluppo personale e ti permette di riflettere sul percorso che hai fatto, che stai facendo e che farai, dentro e fuori l’associazione.

Una delle cose che ho capito negli ultimi anni, grazie al privilegio di aver vissuto l’associazione dal punto di vista unico del consiglio direttivo nazionale, è che i volontari di questa associazione sono agenti di cambiamento e hanno la capacità di incidere in modo significativo sulle vite degli altri.

A partire dai futuri studenti Erasmus, in arrivo o in partenza, che sono chiaramente le persone con cui direttamente ci interfacciamo e che vedono la propria vita cambiare grazie a un’esperienza che ha potenzialità infinite ma che soprattutto all’inizio e alla fine della stessa può essere vissuta in modo negativo e scoraggiante.

I volontari di ESN sono spesso gli unici a capire quanto non sia facile catapultarsi in uno scenario totalmente nuovo, rinunciando alla “comfort zone”, per conoscere una nuova cultura, un nuovo modo di vivere l’università e dover allo stesso tempo convivere con paure basilari come quella di non riuscire a farsi degli amici, a comunicare, oppure di non farcela a fare gli esami.

Chi fa parte di ESN comprende anche come non sia facile ritornare in un contesto dove si pensa di essere proprio agio per poi scoprire che, in pochi mesi, si è totalmente cambiati e che la realtà a cui si era abituati prima dell’Erasmus sia diventata di colpo un po’ stretta.

Tuttavia, ESN non si limita a questo, fare parte di questa associazione mi ha anche insegnato che la cosiddetta “Erasmus Generation” non è una generazione passiva e che coloro che hanno avuto la fortuna (o il privilegio) di diventarne parte hanno anche il dovere morale di contribuire al cambiamento positivo della propria comunità e, più in grande, della società intera.

Ho deciso di raccontare la mia storia perché, proprio grazie a ESN, sono dell’idea che le storie abbiano un potere trasformativo e possano aiutare gli altri a dare un nuovo senso ad alcune esperienze, a risvegliare motivazioni sopite e magari a creare nuovi motivi e spinte per contribuire alla comunità.

Ho deciso di farlo prima di tutto per me, perché credo sia un modo di contribuire al cambiamento raccontando quella che è, prima di tutto, una storia positiva di crescita, di volontariato e di servizio verso il prossimo in un periodo in cui molti mettono al primo posto se stessi.

Ho deciso di raccontarla sperando che possa rispondere a una delle domande che ho ricevuto e che mi sono posto più spesso negli ultimi anni.

Perché lo fai?

Eduk8 Forward 2022 – Quando hai paura delle altezze ma decidi di salire su una slack line e uscire dalla comfort zone.

SoGoSurvey: a perfect tool for your Research

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© 2022 Giovanni Telesca

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